Il Tartufo tra Mito e Storia

Conosciuto e apprezzato sin dalle epoche più remote, il tartufo è stato per lunghi secoli associato a particolari credenze. La sua natura e il suo aspetto apparivano infatti alquanto misteriosi e numerose diatribe animarono le antiche civiltà nel tentativo di risolvere la spinosa questione della sua origine. I Babilonesi lo ricercavano tra le sabbie dei deserti orientali; Greci e Romani ne furono grandi ammiratori al punto da attribuirgli qualità divine. Lo storico greco Plutarco lo credeva generato dall’azione combinata di acqua, calore e fulmini, mentre per il poeta latino Giovenale la genesi del prezioso tubero andava riferita addirittura al re degli dei e al fulmine da lui scagliato in prossimità di una quercia, il suo albero sacro. Proprio in virtù del legame con Giove si generò altresì la convinzione che il tartufo possedesse qualità afrodisiache, come dimostra efficacemente l’opinione di Galeno per cui “è molto nutriente e può disporre della voluttà”. Più lungimirante l’osservazione di Plinio il Vecchio che nella Naturalis Historia lo definisce come “un qualcosa che sta fra quelle cose che nascono ma che non si possono seminare”. L’entusiasmo del mondo antico verso il tartufo si affievolì nel Medioevo, periodo in cui si credeva contenesse veleni mortali o che fosse il cibo delle streghe. In epoca rinascimentale, a seguito dell’affermarsi di una vera e propria cultura del gusto e dell’arte culinaria, fu rivalutato sino a divenire protagonista d’eccellenza nella cucina delle raffinate corti signorili. Nel 1564 il medico umbro Alfonso Ceccarelli scrisse la prima monografia sul tartufo, l’“Opuscolum de Tuberibus”, dove raccolse le opinioni di naturalisti greci e romani e vari aneddoti storici. La sua notorietà nel frattempo non conobbe arresti e con il trascorrere del tempo consolidò la fama di principe della tavola sino a trasformarsi in un fenomeno di costume. Basti pensare che nel XVIII secolo la ricerca del tartufo divenne un divertimento di corte, dando con tutta probabilità origine all’usanza di avvalersi di un animale elegante come il cane per la ricerca. La sua lunga storia vanta l’entusiastico apprezzamento di celebri personaggi, tra gli altri quelli del Conte Camillo Benso di Cavour che era solito utilizzare il tartufo come mezzo diplomatico nella sua attività politica, di Gioacchino Rossini che lo soprannominò il “Mozart dei funghi”, mentre Lord Byron lo teneva sulla scrivania perché il suo intenso aroma gli destasse creatività.

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